LE COLLINE SALUZZESI

LE COLLINE SALUZZESI

LE COLLINE SALUZZESI

Le terre si distendono ai piedi dei monti. Tre vallate convogliano nella piana compresa tra Busca e Saluzzo: Valle Maira, Val Varaita e Val Po. Pianura e valli sono costellate di castelli, di abbazie, e borghi antichi. La medievale atmosfera dell’Abbazia di Staffarda, i castelli di Lagnasco, Castellar, Manta e Costigliole ecc.

Saluzzo è l’antica capitale di questo territorio curioso con scorci improvvisi. Basterà passeggiare fra le sue antiche mura, verso la Castiglia, i palazzi affrescati, il museo di Casa Cavassa, il gioiello gotico della Chiesa di San Giovanni per accorgersi di quanto è suggestiva questa piccola capitale.
Per itinerari da tutta l’Europa http://www.casafugipe.it/

I ciciu

I ciciu

I ciciu

Villar San Costanzo è un paese tra Dronero e Busca, all’inizio della Val Maira, a circa 600 m di quota.
Il termine cìciù in piemontese significa “pupazzo”.La leggenda vuole siano legionari romani pietrificati da San Çostanzo mentre cercavano di arrestarlo. In realtà si tratta di strane figure geologiche a forma di fungo, colonne d’argilla sormontate da massi di pietra scura. Dal 1981 è stata costituita la Riserva Regionale dei Cìciù del Villar, ha un’estensione di 42 ettari, ed è situata a circa 2 km dall’abitato, sotto la Costa Pragamonti.
alcuni sentieri che si affiancano al percorso ginnico
I cìciù, attualmente circa 80, hanno un gambo di arenaria rossastra e conglomerato di diametro da 1 a 2 metri e un’altezza da 1 a 7 metri, e un cappello costituito da una spessa lastra tondeggiante di gneiss a grana grossa, di diametro da 2 a 4 metri.
Questi massi provengono dalle frane del sovrastante Monte San Bernardo, da un fenomeno di erosione iniziato 15.000 anni fa, al termine dell’ultima glaciazione.
un ciciu che si incontra sul percorso turistico

Il Monte San Bernardo, sullo spartiacque fra la bassa Val Maira e Varaita, è costituito da uno gneiss a grossi blocchi compatti; la zona ha un’attività sismica intensa, e i terremoti scuotono le colline; le piogge cadono sul versante della montagna e i torrenti che erodono il terreno: così poco per volta si formano queste figure geologiche.
Nel parco vi sono alcuni sentieri, delimitati da steccati, che è obbligatorio seguire.
Il territorio della riserva è una zona boscosa, con essenze pioniere (pioppo tremulo e betulla), e conifere provenienti da rimboschimenti; nel sottobosco sono presenti piante xerofile (cioè che prediligono ambienti aridi) quali Juniperus communis e Calluna vulgaris.

Storia 1

 Cartaginesi di Annibale

Cartaginesi di Annibale

Degli albori della civiltà che abitò i territori saluzzesi si hanno scarse notizie: erano agricoltori che difesero con fierezza la loro libertà, prima contro i Cartaginesi di Annibale e poi contro i Romani. Roma verso il 125 a.C., riuscì a sopraffarli e da allora ne seguirono le sorti per tutta la durata dell’impero.

Da alcuni ritrovamenti si hanno notizie del dominio romano, che ai piedi delle colline che da Costigliole Saluzzo vanno a Busca, avevano stabilito una stazione militare. Sono stati rinvenuti in grande quantità cocci di tabelloni a fianchi rialzati usati per la costruzione di tombe e una lapide con iscrizioni romane , un lastrone di marmo , una statuina con la testa mozzata (dai primi cristiani si presume) dedicata alla Dea Vittoria.

Addentrando l’aratro nei campi ai piedi delle colline, sono stati ritrovati residui di antiche costruzioni , muraglie a cemento, e anche una via lastricata. I reperti più significativi sono conservati nel Museo delle Antichità di Torino. Da questa stazione militare, si ha notizia, ma solo per tradizione orale, della fondazione di una città per la cui bellezza aveva meritato il nome di Bella Antilia , distrutta da un incendio e ricostruita dai superstiti che la chiamarono Busca perché non una busca, non una buscaja vale a dire un fuscello era rimasto delle loro vecchie dimore.

Questa è una leggenda, ma Antilia deve avere qualcosa di vero, in quanto è un nome che non si è spento nei secoli e ricorre nei ricordi di tutti i paesi locali: da Tarantasca a Costigliole fino a Villanovetta .

Storia 2

Storia 2

Storia 2

Era già opinione comune nel 1655 quando nel comune di Cavour furono ritrovate iscrizioni romane che fanno cenno alla città di Antillia e da qui la credenza che la città potesse trovarsi nel territorio di Cavour. Circa 40 km verso est c’è uno dei più significativi siti archelogici della zona: i resti della città romana Augusta Bagiennorum, sottoposta a tutela archeologica fin dal 1933, dal 1993 è diventata anche Riserva Naturale Speciale ai sensi della Legge regionale n. 32, e fa parte dell’ Ente Parchi delle Valli Cuneesi.

Notizie documentate del saluzzese si hanno solo dal Xll secolo quando uno dei discendenti del marchese Bonifacio del Vasto assunse il titolo di marchese di Busca. Mentre il nome di Busca appare per la prima volta nei documenti nel 1004. Prima non si hanno notizie certe in quanto non esistono ne presso i comuni, ne presso le chiese documenti scritti. Si possono solo fare ipotesi collegate alla storia più ampia dell’ Italia.

SALUZZO SOTTERRANEA

SALUZZO SOTTERRANEA

SALUZZO SOTTERRANEA

SALUZZO SOTTERRANEA trascrizione di parte di un antico documento
“… Il Castello di Saluzzo è direi il centro da cui partono tutte queste comunicazioni sotterranee, delle quali una dal detto Castello passando per l’antico convento di Santa Chiara viene sotto alla casa già dei conti di Verzuolo, ora delle Monache (del Sacro Cuore) e quindi si prolunga sino alla Casa Cavassa ed oltre, passando sotto la casa… Questi passaggi sotterranei sono costruiti in modo che le persone non pratiche a puntino della località che vi si introducessero, si perderebbero certamente, sia cadendo in apposite cisterne, sia sdrucciolando su lastricati di marmo posti in pendio, tale che riuscirebbe impossibile di non precipitare in appositi tombini…”

È questo il contenuto della trascrizione (forse ottocentesca) di un manoscritto antico, inedito e prezioso risalente alla fine del Cinquecento, appartenuto al N. H. Comm. Ippolito Berrone, proprietario in tempi remoti, di villa Chiara sita nella collina Saluzzese, documento giunto poi nelle mani di un collezionista di Saluzzo.
Continuando la lettura del documento, tra varie e curiose informazioni storiche e topografiche si legge: “… Sebbene queste vie sotterranee siano in gran parte otturate nelle loro entrate e nelle loro uscite, onde sia impossibile di trovarle a chi non ne conosca l’esistenza e siano in qualche sito grandemente danneggiate dal tempo e dalla infiltrazione delle acque, tuttavia non è malagevole cosa il percorrer dette vie, a chi volesse prendersi questo passatempo…”.
Dopo aver citato abitazioni e note proprietà Saluzzesi chiese, conventi e condotti, il documento continua: “… Questo scritto deve essere realmente una relazione che uno dei signori Marchesi di Saluzzo, Lodovico se non sbaglio, faceva a uno dei Cavassa onde metterlo in caso, all’evenienza, di potersi servire per sé e suoi di questi mezzi di ritirata o viceversa…”
Da questo antico documento emerge una Saluzzo, fatta di ragnatele di cunicoli e trabocchetti, conosciuti da pochi che se fossero riportati alla luce (seguendo anche i suggerimenti dell’antico documento) restituirebbe un volto nascosto e misterioso della città.

Il castello dei Marchesi di Saluzzo

Il castello dei Marchesi di Saluzzo

Il castello dei Marchesi di Saluzzo

Dell’originaria fortezza difensiva, voluta da Tommaso I nel 1270 e più volte rimaneggiata, non rimangono che poche tracce. Dal 1814 al 1822 in una parte del castello, che in precedenza era stato adibito a caserma, fu ospitato un distaccamento di invalidi, mentre la parte residua fu data in affitto dal demanio dello Stato a un privato. Nel 1825 furono iniziati lavori di ristrutturazione, finalizzati all’utilizzo dell’edificio come casa di pena fino al 1992, che hanno dato alla costruzione l’attuale fisionomia.

Le radicali modifiche portate all’edificio tra il 1825 e il 1828 non risparmiarono neanche le decorazioni e gli antichi affreschi. Dell’antico castello rimane parte del muraglione orientale di base e l’antico torrione a due piani, costruito nel 1491 a pianta circolare con un diametro di 16 metri e mura spesse 3 metri, e un sistema di passaggi di piani e scalette.

Il castello dei marchesi di Saluzzo chiamato la “Castiglia” è attualmente di proprietà del Ministero di Grazia e Giustizia, in attesa di passar definitivamente al comune di Saluzzo.

LA LEGGENDA DI GRISELDA

LA LEGGENDA DI GRISELDA

LA LEGGENDA DI GRISELDA

La leggenda di Griselda, venne scritta da Giovanni Boccaccio (1313-1375) nella decima ed ultima giornata del “Decameron”. Nel 1600 Agostino Della Chiesa “stabilì” che il paesino di cui si parlava nel Decameron, fosse Villanovetta. Di lei si parlò e si scrisse molto: Tommaso III di Saluzzo ne riporta alcune doti: Papa Pio II in alcune lettere di famiglia, riferite ad un matrimonio, indica le migliori virtù di una sposa in quelle di Griselda. Tra il 1400 e il 1600 venne proposta su molte scene teatrali ( anche di Parigi). Un dipinto del saluzzese Luigi Vacca era sul sipario del vecchio teatro di Saluzzo. Tra i tanti che ne scrissero, il Cattaneo fu forse colui che seppe al lettore “toccare” di più il cuore.

“…questa fanciulla che si chiamò Griselda, è fama che vivesse in Villanovetta, e fosse figlia di un certo Gianucolo, uomo che non aveva altro al mondo tranne le sue braccia ed una meschina capanna. Or venne che il Signor di Saluzzo, il notissimo Gualtiero che menava vita libera per la grande ragione, diceva egli, che non era a contare sulla stabilità delle donne, le quali nubili ancora prometton bene, fatte mogli diventano il tormento dei poveri mariti, e d’altra parte veniva dai cortigiani caldamente stimolato a torsi moglie, un bel giorno, recandosi a caccia pei boschi, capitò ad una fonte nei pressi di Villanovetta. La figlia di Gianucolo, la virtuosa e timida Griselda stava là appunto, intenta più che mai, a diguazzar pannilini, allorché il marchese sopraggiunto allora allora, e rapito da quella celeste figura, poiché disse “mi vogliono ammogliato, sarò tale, e la mia scelta è già fatta”.

Già s’informa, già sa a chi appartiene la donna del suo cuore, già bussa alla capanna di Gianucolo, già la richiede in moglie a quel buon vecchio che trasognato gli rappresenta la disparità di condizione; e fisso d’impalmarla quanto prima, si divide da quell’abituro coll’ansia di chi non vede il momento di ritornarvi.

Non erano scorsi molti giorni che le gentildonne di corte venute espressamente in Villanovetta acconciavano Griselda fatta loro signora con ogni foggia di nastri e merletti, facendole indossare una veste ricamata in oro. Si prese quindi la via di Saluzzo.

Le feste, gli applausi dei saluzzesi e dei terrazzani, si possono meglio immaginare che descrivere. Questo solo dirò che l’augusta sposa del più felice mortale divenne l’idolo di ognuno, e dotata qual era di rara bontà ed ingegno, non tardò a prendere le abitudini ed elevarsi alla dignità della sua nuova condizione. Ora che vidimo i giorni della gioia, veniamo ai di della prova.

Nacque da tal matrimonio una figlia, che il marito fece tosto scomparire sotto poco plausibile pretesto; certo per avere una prima prova della fortezza d’animo di Griselda. L’anno dopo diede alla luce un figlio, che il marito Gualtiero mostrandosi dapprima oltremodo contento, poco dopo lo si fece ugualmente scomparire, affermando alla povera madre desolata esser egli morto, quando che la figlia ed il figlio erano stati mandati dal marchese a Bologna presso il conte Panico suo congiunto.

Del resto Gualtiero mostrava di amarla davvero la sua donna, e di amarla sempre più, ma capriccioso nel suo amore e, starei per dire, crudele, dopo diciott’anni di suo matrimonio le fece subire l’ultima prova. Le disse pertanto che non avendo più prole, morta quella prima, la ragion di stato richiedeva un divorzio, sebbene amaro, con lei, e la scelta di altra sposa tolta da famiglia di gran affare e principesca, onde soddisfare al popolo, e raffermare il soglio marchionale; si dovesse rassegnare, pensasse a ripigliar le umili vesti già smesse, provvedesse a far ritorno quando che fosse, alla capanna paterna; esser egli irremovibile, ed un corriere testè giunto, recare una Bolla del Papa per lo scioglimento di lor matrimonio.

dipinto interno del castello di Manta
Il misero Gianucolo essendo di poi fatto partecipe del caso tristo, venne, sebben logoro dagli anni, al castello, per ricondur Griselda, se non che quella virtuosissima, che non pertanto portava ancora affetto uguale al marito, chiese in grazia di rimanere.

Poco stante si annunciò l’arrivo della novella sposa con gran corteggio, accompagnata da tal giovanotto che era una delizia il vederlo; bello, alto, gentile, un paladino infine de’ più colpiti, e che tolta l’aria e l’abito virile, pareva il ritratto della sposa. V’era poi anche tale un altro signore che per età l’avrest detto padre di entrambi. S’allestirono le mense, e l’ottima Griselda disposta ogni cosa senza un lamento al mondo, assistè ai convitati in contegno e costume di fantesca, e prestava di molti servigi alla stessa sposa; e questo era l’ultimo esperimento cui Gualtiero sottometteva l’amora e la virtù della sua eccellente donna. Impaziente, commosso, oltre misura, ed intenerito fino alle lagrime, fece alfin cessare questa lunga tormentosa commedia. Levandosi in piedi e tolto per mano la sposa ed il giovinetto suo compagno di viaggio, diedeli a conoscere all’intera adunanza quali suoi figlioli, indi dolcemente li spinse fra le braccia della povera Griselda che per la tanta sorpresa, abbandonato d’un subito il capo sul petto del marito, si svenne.

Le feste così cominciate si celebrarono ugualmente, ma per festeggiare il ritorno di due cari figlioli creduti morti dalla loro madre Griselda, e che ora le si avvinghiavano talmente al collo, e la coprivano di tanti baci, che non rimaneva più posto pel il marito…”

A Villanovetta, nella piazza principale e nella via del centro storico, appaiono sui muri dei dipinti, che raccontano la storia di Griselda. Clicca sulle immagini per ingrandirle.